MODENA
domenica 6 aprile 2003, S. Diogene  
Porto franco

AGRICOLTURA BIODINAMICA

di Franco Battaglia


La Regione Emilia-Romagna patrocina - coi soldi delle nostre tasse - gli operatori del settore dell'agricoltura biodinamica. Costoro, per giustificare l'acquisizione di denaro pubblico, ci informano che gli scopi di questa agricoltura rivoluzionaria sono, manco a dirlo, quelli di avere una "terra più fertile, sementi migliori e prodotti alimentari sani". Essi si raggiungerebbero - ci dicono - non con "applicazione di concetti ed esperienze derivate dall'approccio sperimentale della chimica e della fisica di laboratorio", ma "seguendo gli insegnamenti filosofici di tale Rudolf Steiner, che divulgò nuovi punti di vista attraverso cui guardare ai fenomeni della Natura. Un secolo fa, Steiner gettò le basi per una concezione dell'azienda agricola che fosse in relazione con l'ambiente circostante, con la Terra intera e con il cosmo dei pianeti e delle costellazioni. In biodinamica, una pianta è un organismo vivente così come lo è l'azienda agricola, il pianeta, e il sistema planetario".
Incuriosito dalla costosissima influenza della Via Lattea sul fagiolino biodinamico (che mi viene perciò venduto a prezzo doppio di quello tradizionale), chiedo lumi all'amico Silvano Fuso, che ha pubblicato un libro (presentato da Piero Angela) di cui mi permetto di suggerire vivamente l'acquisto, soprattutto agli studenti: "Realtà o illusione?" (Edizioni Dedalo).
Caratteristica dell'agricoltura biodinamica è l'adozione di pratiche decisamente bizzarre e senz'altro più vicine alla magia che non all'agricoltura razionale. Ad esempio, una pratica ritenuta di fondamentale importanza consiste nello spruzzare il terreno con"preparati biodinamici", ottenuti da letame, polvere di quarzo o sostanze vegetali, in diluizione omeopatica. Questo significa che vengono utilizzate diluizioni talmente spinte che nel preparato finale non rimane più nessuna traccia della sostanza di partenza.
Inoltre l'irrorazione del terreno con tali preparati deve seguire un vero e proprio rituale paganoide, come movimenti circolari, tempi determinati, etc. E nel massimo rispetto delle"forze cosmiche": si ritiene che la buona riuscita di una coltura dipenda dalla posizione degli astri, e viene pertanto rispettato rigorosamente un calendario i cui fondamenti sono molto simili a quelli dell'astrologia. L'energia vitale, cui fanno costante riferimento i cultori di questa pratica, è un tipico concetto pseudoscientifico, retaggio di una cultura prescientifica e assolutamente privo di ogni fondamento. Prive di fondamento risultano pure le presunte prove della sua esistenza, rilevabile - dicono - con la "cristallizzazione sensibile", una tecnica secondo cui sarebbe possibile individuare il grado di energia vitale osservando la forma dei cristalli ottenuti facendo evaporare una soluzione di una determinata sostanza. Ma il processo di cristallizzazione è in buona parte casuale e pretendere di misurare la presunta "energia vitale" osservando la forma dei cristalli non è molto diverso dal pretendere di predire il futuro osservando la disposizione delle foglie del tè in fondo ad una tazza. La presunta "energia vitale" si esprimerebbe, pare, anche con l'emissione di cosiddetti "biofotoni", altro gioiello di fantasia pseudoscientifica.
In verità, non esiste neppure la necessità di fornire un'interpretazione delle differenze tra i prodotti delle agricolture biodinamica e tradizionale, poiché tali differenze non sono mai state dimostrate. O meglio - osserva Fuso - una differenza c'è: se l'agricoltura di tutto il pianeta venisse convertita in biodinamica e biologica la fame nel mondo aumenterebbe.
Intanto, da noi aumenta il costo dei prodotti agricoli: se 50 anni fa l'incidenza della spesa per la nutrizione di un italiano era del 30%, oggi siamo a meno del 20%. E' più che un sospetto che l'obbiettivo di alcuni operatori agricoli sia quello di riportare quell'incidenza al 30%, mediante la diffusione di prodotti che, venendo fraudolentamente spacciati come prodotti di migliore qualità, vengono venduti a prezzi gonfiati. E non basta non acquistare questi prodotti per mantenerci entro l'attuale 20%, visto che ci pensa la Regione a versare nei conti bancari dei produttori bio-qua e bio-là, nostro malgrado, il denaro delle nostre tasse.